Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano una svolta nel modo in cui produciamo, consumiamo e condividiamo energia. In Italia il modello è in crescita, ma altri Paesi europei sono più avanti, con esperienze consolidate e normative favorevoli. In questo articolo scopriamo cosa possono imparare le CER italiane dai modelli europei.
Germania: cooperazione storica e incentivi lungimiranti
In Gemania le cooperative energetiche sono attive da decenni. Il governo ha introdotto dal 2000 una politica favorevole che ha incentivato la produzione distribuita da fonti rinnovabili. Oggi, più di 1.000 comunità energetiche coinvolgono cittadini, aziende e istituzioni.
Cosa possiamo imparare:
- il ruolo centrale delle cooperative per creare fiducia e partecipazione;
- l’importanza di incentivi stabili e a lungo termine per attirare investimenti;
- L’utilizzo di modelli di governance condivisi, dove ogni membro ha diritto al voto.
Danimarca: centralità dell’energia eolica
La Danimarca è un pioniere dell’energia eolica e delle iniziative locali. La produzione di energia da fonti rinnovabili è stata promossa fin dagli anni ’80 grazie a una forte volontà politica e a un solido sistema di partecipazione civica. I cittadini danesi non solo investono in impianti eolici collettivi, ma spesso sono chiamati a partecipare obbligatoriamente nei progetti locali. La cultura energetica danese è orientata alla condivisione, e questo ha facilitato l’accettazione sociale delle rinnovabili.
Le CER italiane possono trarre ispirazione da questa impostazione, promuovendo la partecipazione dal basso attraverso percorsi educativi, momenti di confronto e strumenti digitali per la gestione collettiva dell’energia.
Paesi bassi: urbanizzazione e innovazione tecnologica
Le comunità energetiche qui nascono spesso all’interno di quartieri intelligenti, dove produzione, accumulo e consumo sono ottimizzati tramite reti digitali, sensori e piattaforme per il monitoraggio in tempo reale. L’energia viene condivisa tra famiglie, uffici, colonnine di ricarica e sistemi di accumulo, in un ecosistema locale e altamente efficiente.
Questo tipo di approccio è particolarmente interessante per il contesto italiano, soprattutto nelle città, dove lo spazio è limitato ma il potenziale dell’autoconsumo collettivo è elevato. L’integrazione tra energia, mobilità sostenibile e architettura urbana può rappresentare una direzione strategica anche per le nostre CER.
Spagna: lotta alla povertà energetica
La Spagna offre un esempio concreto del potenziale sociale delle comunità energetiche. In molte aree del Paese sono nati progetti dedicati non solo alla produzione di energia rinnovabile, ma anche al contrasto della povertà energetica. Uno dei casi più emblematici è quello del Barrio Solar di Saragozza, un’iniziativa che consente alle famiglie più vulnerabili di accedere gratuitamente all’energia condivisa prodotta nel quartiere.
Questo tipo di progetto dimostra che le CER possono essere anche leve di giustizia sociale e inclusione.
Le CER italiane hanno enormi potenzialità, ma per crescere in modo solido possono prendere spunto dai modelli europei: governance inclusiva, strumenti digitali, incentivi intelligenti e impatto sociale reale.